Spunti e appunti per il prossimo (congresso del) PD

Spunti e appunti per il prossimo congresso, a prescindere da dimissioni, da primarie aperte semiaperte o socchiuse, da larghe o strette intese.

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300px-NorbertoBobbioPerò non pensa che nella politica ci debba comunque essere anche un dover essere, anche senza chiamarlo ideologia? Che si debba guardare lontano, in prospettiva storica, e non soltanto al dopodomani?

Ci dev’essere l’uno e l’altro: oggi, in una società complessa ci sono molti problemi che devono essere risolti di volta in volta. Io credo che oggi nessuna classe politica può fare a meno di questa politica contingente, di questa politica della congiuntura: però si pone certamente il problema degli scopi ultimi. Soprattutto i partiti che si considerano di sinistra, cioè i partiti riformatori, devono avere delle mete ideali: è solo attraverso questo criterio delle mete ideali che possono esistere la libertà, l’uguaglianza, il benessere ecc…

Quindi possiamo dire che non è corretto parlare di tramonto delle ideologie, ma soltanto di crisi di determinate ideologie, e che non si può fare la politica senza avere dei grandi ideali.

Non si può assolutamente. Soprattutto i partiti di sinistra si distinguono di solito dai partiti di destra e dai partiti conservatori proprio perché vogliono trasformare la società. I conservatori sono quelli che vogliono conservare quello che c’è: i partiti di sinistra vogliono trasformare. Per trasformare bisogna farlo in base a principi, in base a degli ideali che giustifichino la trasformazione…

Questo vuol dire anche che l’uomo politico di sinistra deve avere delle qualità ben superiori a quelle del conservatore, il quale deve semplicemente amministrare ciò che c’è?

Beh! Non stiamo a sottilizzare su queste differenze. Io ritengo che il politico di sinistra deve essere in qualche modo ispirato da ideali, mentre il politico di destra basta che sia ispirato da interessi: ecco la differenza.

Tratto dall’intervista a Norberto Bobbio “Che cos’è la democrazia?” – Torino, Fondazione Einaudi, 28 febbraio 1985 (!!!) 

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Voto PD per un paese normale e …

Un’amica di facebook mi ha chiesto di convincerla a votare PD: “Scrivimi in due righe perché dovrei votare PD”.  O SeL aggiungo io in un eccesso di “coalizionismo”.
Proviamo a immaginare un’astronave che atterra in Italia e rapisce tutti i leader (o presunti tali) dei partiti e delle liste in competizione alle prossime elezioni: Monti, Berlusconi (lui non Alfano), Ingroia, Bersani. Sconcerto, titoloni sui giornali e dissolvimento dei partiti e delle liste che li sostengono, salvo uno. Il PD eleggerebbe un segretario ad interim, convocherebbe un congresso straordinario, farebbe le primarie e continuerebbe ad esistere. Perché è un partito. Democratico.
copertina-v2La metafora surreale e fantascientifica per dire che l’obiettivo più importante, vitale (e aggiungo di sinistra) è diventare un paese normale. Annullare quello spread delle regole e del buon senso che prevede la priorità al bene comune, collettivo contrapposto all’interesse del singolo o dei gruppi di potere. A prescindere da dove si collochino nel panorama politico. Guardate alla Germania, ultimo esempio le elezioni in Bassa Sassonia.
Dopo vent’anni di Berlusconi questo deve essere l’obiettivo prioritario.
Cercare il partito a nostra immagine e somiglianza è pura utopia, votare il partito che più ci assomiglia, che ha regole democratiche, porte aperte e che è radicato nel territorio è buon senso.
Il resto è truffa elettorale, è volontà di rendere ingovernabile il paese. Perché a molti conviene un paese ingovernabile.
Qualcuno potrebbe obiettare sul mancato accordo con la lista di Ingroia, vi pare normale? Vi pare nomale, umano, semplice provare ad accordarsi con Diliberto, Di Pietro, Bonelli, Ingroia, De Magistris eccetera eccetera. Una lista che è un insieme d’individualità che ha l’unico scopo di certificare, se ci riescono, l’esistenza in vita degli stessi. Meglio, molto meglio una sana e tradizionale assemblea di condominio.
E per piacere non mi venite a raccontare i difetti e i limiti del PD, li conosco e li combatto. Da dentro perché mi è democraticamente consentito. Provate altrove. Provate, poi mi dite.

Voto PD perché voglio un paese normale. E democratico. Il più a sinistra possibile. Giusto. 

Programma e approfondimenti qui.

Primarie, il dato è tratto però…

Ieri un signore si è presentato al seggio di via Ormea per votare alle primarie, ha scorso l’elenco dei candidati e dopo aver esclamato: “Non conosco nessuno”, è andato via senza votare.  Prendo spunto da questo episodio, realmente accaduto, per una breve considerazione sulla giornata di ieri premettendo che una giornata con urne a disposizione dei cittadini è sempre una bella giornata, una giornata che ha segnato l’inizio di un metodo, sicuramente ed auspicabilmente perfezionabile, ma dal quale non si potrà tornare indietro.

Partiamo da quanti hanno votato. A Torino e provincia 23.000, più o meno tre volte gli iscritti. La famiglia media italiana è di tre persone: iscritto, moglie e figlio/a.

E qui c’è la differenza tra il voto per la leadership del centro sinistra e queste primarie: dal voto di opinione, quasi ideologico, al voto autoreferenziale delle primarie di ieri.

Se in futuro si vorranno primarie vere, basate sul merito e sulla reale rappresentatività delle persone alle quali affidare una delega (onere e onore) così importante sarà necessario uscire, finalmente, dall’autoreferenzialità. Bisognerà fare in modo che quel signore di cui parlavo possa decidere conoscendo e, soprattutto, sapendo.

Il risultato della competizione premia chi ha radici nel partito e chi ha avuto sponsor di nome e giochi di coppia riusciti e “triangolati”. Oltre la decima posizione parlamentari uscenti, tra i quali Esposito, Ciluffo, Marcenaro, Morri, Marino, Negri. Quale sarebbe stata la classifica finale se Marcenaro avesse informato regolarmente i cittadini (cittadini, non addetti ai lavori) sul lavoro che ha svolto come presidente della commissione diritti umani? Se Morri avesse reso noto, a tutti e regolarmente, il suo lavoro come capogruppo PD in commissione vigilanza Rai? Se Marino avesse relazionato sui lavori della commissione affari costituzionali di cui è membro? E i nuovi? Le loro idee? I loro impegni con gli elettori? Sono queste le riflessioni che mi fanno dire che ieri è mancato il voto di opinione: sui nuovi e sui “vecchi”.

Ed è mancato nella competizione un nome, forse il più noto se non per la sua attività da parlamentare sicuramente per le cicatrici sul corpo e sul cuore: Antonio Boccuzzi. Quel signore di cui raccontavo, son certo, si sarebbe fermato a votare. Spero ci sia tempo e ragionevolezza per rimediare.

PS: Oltre la riflessione c’è la gioia per il risultato ottenuto ad Alessandria da Cristina Bargero.

 

Primarie, i miei criteri di scelta

A scanso di equivoci, a me le primarie piacciono. A scanso di equivoci, a me piace anche che il partito abbia il diritto di scegliere una parte di candidati. A scanso di equivoci mi piace anche l’idea di “contaminare” le liste con esponenti della società civile, che sarebbe meglio dire “società non strettamente legata al partito”. Civili dovremmo essere tutti.

Modestamente e umilmente penso di essere società e civile quanto Zagrebelsky, per fare un esempio. Poi, per carità, lui è molto più autorevole di me. Ma questo è il merito, non la civiltà.

In futuro, magari grazie a una nuova legge elettorale che preveda piccoli collegi elettorali, si potrebbero istituzionalizzare primarie, quindi fare di meglio e con il tempo che ci vuole.

Si possa fare di meglio perché le firme non garantiscono competenze, quelle che servono in parlamento, e neanche rappresentanza territoriale, cioè il legame tra istituzione e cittadini attraverso i circoli.

Rappresentanza territoriale che per me non vuol dire l’aiuola o il tombino sotto casa, ma, in sintesi, la verifica costante e puntuale della delega che l’elettore consegna temporaneamente a chi avrà l’onore di rappresentarci.

E chi ci rappresenterà, dovrà essere raggiungibile, incontrabile, frequentabile, giudicabile.

Il mio voto andrà a chi sarà in grado di soddisfare questi requisiti, oltre ovviamente all’indispensabile condivisione d’idee.

Voto Pierluigi Bersani perché…

Ho deciso di sostenere Bersani quando affermò che non avrebbe voluto il suo cognome sul simbolo elettorale.
Ho deciso di sostenere Bersani perché da rottamare non sono le persone, ma il berlusconismo che come una pandemia ha contagiato ovunque.
Ho deciso di sostenere Bersani perché non è un uomo solo al comando, che neanche Coppi, ma rappresenta un partito e una collettività.
Ho deciso di sostenere Bersani perché per quella collettività si è sbattuto.
Ho deciso di sostenere Bersani perché un partito non è uno strumento da utilizzare per fini individuali, ma è un’agorà, dove si deve discutere e decidere. Lì.
Ho deciso di sostenere Bersani perché non chiede una delega in bianco e non minaccia se vince.
Ho deciso di sostenere Bersani perché non sono tutti uguali, nei comportamenti e soprattutto nei valori: noi da una parte e loro dall’altra.
Ho deciso di sostenere Bersani perché ci ha messo la faccia, mentre altri stavano e stanno ancora guardando.
Ho deciso di sostenere Bersani perché Ignazio Marino e Dario Franceschini sostengono Bersani.
Ho deciso di sostenere Bersani perché il novecento non si è concluso e molti problemi sono irrisolti.
Ho deciso di sostenere Bersani perché parla di uguaglianza.
Ho deciso di sostenere Bersani perché le opportunità non si colgono, si offrono. A tutti.
Ho deciso di sostenere Bersani perché la Costituzione prevede che i cittadini si organizzino in partiti e non i singoli in se stessi.
Ho deciso di sostenere Bersani perché, mai come adesso, è necessario fare quadrato e difendere la democrazia.
Ho deciso di sostenere Bersani perché prima l’Italia. Un‘Italia in un’Europa unita politicamente e solidale.
 

Augusto Montaruli
Capogruppo PD Circoscrizione 8 Torino

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