Pessimismo scoraggiante

E’ nato il comitato che dice NO al parcheggio pertinenziale di corso Marconi. Un comitato molto trasversale: cittadini, associazioni, militanti di partiti e di non partiti uniti da un NO. Tutti hanno diritto alla loro TAV (o TAC che sia).
Cittadini, associazioni, partiti e non partiti che difficilmente si unirebbero per un SI, nel senso di proposta di una diversa idea di mobilità sul territorio. Ciò che realmente ci serve. Perché non troverebbero mai un accordo, perché hanno idee opposte. Ferocemente opposte.
Questa è la rappresentazione reale del paese, ma anche, allunghiamoci, della regione, della provincia, della città e del quartiere. E aggiungiamo il condominio.
Questo è ciò che mi preoccupa e mi sta facendo scivolare in un triste e scoraggiante pessimismo.

PS: in attesa della ruota panoramica che scombinerà le carte (nel comitato e non solo).

Il silenzio e gli ordini del giorno

Mercoledì 28 novembre scorso il gruppo PD della circoscrizione 8 ha presentato due ordini del giorno, il primo (approvato all’unanimità) richiede il divieto di transito e parcheggio all’interno del parco del Valentino e il secondo (approvato dalla maggioranza) una diversa politica dei parcheggi nelle vie interne di San Salvario dando priorità per 3 giorni ai residenti.

I due ordini del giorno sono coerenti con l’obiettivo che ci siamo dati, come maggioranza, di arrivare a una mobilità realmente alternativa e sostenibile e di quell’obiettivo vogliono essere solo una tappa di avvicinamento.

Le associazioni presenti nel territorio, numerose, sono molto sensibili ai temi che i nostri ordini del giorno evidenziano.  Molte sono le manifestazioni che il quartiere San Salvario ha ospitato sul tema mobilità.

Sembrerebbe quindi che ci sia una sostanziale e importante convergenza d’idee e di obiettivi.

Però.

Però, quando la politica, di base, molto di base, batte un colpo non si sente neanche l’eco di quel colpo. E non è la prima volta che succede.

Mi piacerebbe sapere perché. Mi auguro sia solo distrazione. Perché insieme è meglio che da soli.

PS: ricordo che tutti gli atti consiliari sono consultabili qui e che il nostro giornale on line www.ottoinforma.it è sempre aggiornato sui temi che riguardano il nostro territorio ed è aperto ai cittadini che possono commentare e inviarci lettere e contributi di idee.

Una storia di molti

Oggi vado sul personale, non mi piace, ma la mia storia non è esclusiva. Riguarda molti e per questo la condivido. Dopo aver lavorato per le Officine Viberti e per la casa editrice Einaudi ho trascorso venticinque anni della mia vita lavorativa in aziende americane del settore informatico. Prima in Digital, poi in Compaq che acquisì Digital e infine in HP che acquisì Compaq. Nel corso degli anni ho svolto diversi “mestieri”, ho fatto una discreta carriera.  Sono stato molto flessibile (sugli orari e le feste comandate) e disponibile (nel trasferirmi e viaggiare) in cambio, della flessibilità e della disponibilità, ho potuto continuare a essere me stesso, soprattutto quando ho avuto colleghi (persone) a mio riporto.

Tutto è filato abbastanza liscio, per me, fino a una certa età.

Appunto fino a una certa età, perché succede che a ogni cambio di logo, due aziende che diventano una, si riducono benefits, si dilatano fino a sparire gli aumenti di stipendio e si riduce il personale. Parliamo di una multinazionale, succede ovunque, in alcuni paesi in modo drastico e in altri con un minimo di concertazione sindacale. E quando succede i primi a essere colpiti sono gli over cinquanta, a prescindere dalle professionalità e dalle attitudini personali. La scelta è legata allo stipendio e alla vicinanza all’età pensionabile. Buonuscita, mobilità e stretta di mano. E’ stato un piacere lavorare con te, quasi t’invidio, buona fortuna. Ne ho visti molti colleghi andare via, alcuni costretti altri felici.  Sapevo che sarebbe toccata anche a me, questione di tempo (mio) e di tempi (aziendali). Nel 2009 arrivano tempo e tempi. Crisi aziendale, molto legata alle oscillazioni di Wall Street, ed io che mi sentivo a disagio, fuori posto. Sentivo che stava arrivando il mio turno.  Tempo e tempi. Faccio due conti, verifico la situazione INPS, condivido in famiglia e mi propongo anticipando la loro di proposta. Tre anni di mobilità, buona uscita, si stringe un po’ la cinghia e dovremmo farcela. Si organizza con altri colleghi una festa di addio, si saluta e comincia un’altra vita. Poi arrivano lo spread, Monti e la signora Fornero. Questa storia è storia di molti, molti cui qualcuno dovrà pensare.

Infine faccio un appello, spero che da adesso in poi si smetta di dividere il mondo, il nostro, tra garantiti e non garantiti, perché di garantito ci sono solo due cose: che a pagare son sempre gli stessi e la morte che livella.

Il mio curriculum vitae lo potete scaricare da qui, consapevole che solo i curiosi lo andranno a leggere.

Qualche precisazione per i dietrologi:

Al PD ho aderito prima di decidere di lasciare l’azienda. La mia candidatura in circoscrizione l’ho decisa quando avevano sospeso le indennità. In altre parole non cercavo scorciatoie attraverso la politica. Perché quella, la politica, l’ho sempre fatta.