Primarie, il dato è tratto però…

Ieri un signore si è presentato al seggio di via Ormea per votare alle primarie, ha scorso l’elenco dei candidati e dopo aver esclamato: “Non conosco nessuno”, è andato via senza votare.  Prendo spunto da questo episodio, realmente accaduto, per una breve considerazione sulla giornata di ieri premettendo che una giornata con urne a disposizione dei cittadini è sempre una bella giornata, una giornata che ha segnato l’inizio di un metodo, sicuramente ed auspicabilmente perfezionabile, ma dal quale non si potrà tornare indietro.

Partiamo da quanti hanno votato. A Torino e provincia 23.000, più o meno tre volte gli iscritti. La famiglia media italiana è di tre persone: iscritto, moglie e figlio/a.

E qui c’è la differenza tra il voto per la leadership del centro sinistra e queste primarie: dal voto di opinione, quasi ideologico, al voto autoreferenziale delle primarie di ieri.

Se in futuro si vorranno primarie vere, basate sul merito e sulla reale rappresentatività delle persone alle quali affidare una delega (onere e onore) così importante sarà necessario uscire, finalmente, dall’autoreferenzialità. Bisognerà fare in modo che quel signore di cui parlavo possa decidere conoscendo e, soprattutto, sapendo.

Il risultato della competizione premia chi ha radici nel partito e chi ha avuto sponsor di nome e giochi di coppia riusciti e “triangolati”. Oltre la decima posizione parlamentari uscenti, tra i quali Esposito, Ciluffo, Marcenaro, Morri, Marino, Negri. Quale sarebbe stata la classifica finale se Marcenaro avesse informato regolarmente i cittadini (cittadini, non addetti ai lavori) sul lavoro che ha svolto come presidente della commissione diritti umani? Se Morri avesse reso noto, a tutti e regolarmente, il suo lavoro come capogruppo PD in commissione vigilanza Rai? Se Marino avesse relazionato sui lavori della commissione affari costituzionali di cui è membro? E i nuovi? Le loro idee? I loro impegni con gli elettori? Sono queste le riflessioni che mi fanno dire che ieri è mancato il voto di opinione: sui nuovi e sui “vecchi”.

Ed è mancato nella competizione un nome, forse il più noto se non per la sua attività da parlamentare sicuramente per le cicatrici sul corpo e sul cuore: Antonio Boccuzzi. Quel signore di cui raccontavo, son certo, si sarebbe fermato a votare. Spero ci sia tempo e ragionevolezza per rimediare.

PS: Oltre la riflessione c’è la gioia per il risultato ottenuto ad Alessandria da Cristina Bargero.

 

Pare che Charlie Chaplin fosse …


Pare che Charlie Chaplin fosse di etnia Rom. Lui ebbe un’opportunità, perché negarla ad altri.

Questa mattina ho assistito alla conferenza sul rapporto della Commissione Diritti Umani del Senato sulla condizione dei Rom, Sinti e Caminanti in Italia. La conferenza è stata introdotta da Pietro Marcenaro (PD, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato). Vi ha partecipato Sergio Chiamparino con Giovanna Zincone (Presidente di FIERI) e il Prefetto di Torino Alberto Di Pace.

Sono uscito dalla conferenza dimenticando la carta d’identità all’accettazione, ma imparando alcune cose che mi hanno liberato da pericolosi e inquinanti luoghi comuni.

Per esempio:

ora so che la stragrande maggioranza dei Rom è stanziale, non è nomade; ora so che nei paese avanzati d’Europa ci sono molti più Rom che da noi; ora so che il popolo Rom è un popolo di bambini (il 40% è al di sotto dei 14 anni), perché i Rom hanno una speranza di vita molto inferiore alla media italiana; ora so che non ci sono più i “prefetti di una volta”, perché il prefetto di Torino vuole che si esporti il metodo Torino: chiusura dei campi, investire nella formazione e replica di casi di felice integrazione come quella del Dado di Settimo; ora so che se si distribuiscono estintori e si insegna ad usarli i bambini dei campi non muoiono.

Allora è meglio conoscere, perché se sappiamo, non ci fregano. Perché come ha detto oggi Sergio Chiamparino, chi d’immigrazione ferisce, d’immigrazione perisce.

Link utili:

http://www.pietromarcenaro.it/

http://terradelfuoco.org/topos/ildado/