L’insalata tra gli aceri

Chi l’ha detto che le aree verdi e i parchi devono essere dedicate solo a piante ornamentali? Alberi, prati e aiuole e perché non orti? Appezzamenti di verde, potrebbero essere coltivati a orto e piantati alberi da frutto. Gli appezzamenti potrebbero essere affidati ai centri d’incontro attivi nei quartieri o seguiti dai Senior Civici del comune di Torino. L’impegno dovrebbe essere regolato da aspetti estetici, da un utilizzo solidale del raccolto e dalla formazione “agricola” rivolta alle scuole limitrofe e ai cittadini che volesse imparare.

Sono convinto che tra i frequentatori dei centri d’incontro e tra potenziali Senior Civici qualche ex contadino ci sia di sicuro. Facciamo in modo che possa condividere il suo pollice verde. Condividi le tue competenze con naturalezza, diceva uno slogan che mi è caro.

Così, diffondendo cultura e coltura, s’inizia a costruire un quartiere davvero ecosostenibile.

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Il sonno e la movida

Foto di Augusto Montaruli

Puntuale, con l’arrivo della bella stagione, rispunta la questione movida. Facendo una sintesi brutale, la movida è la contrapposizione tra chi vuole dormire e chi sta nei dehor, o per strada, a bere una birra e chiacchierare.  Il chiacchierare di tanti, con voci acute basse e tenorili, sale nelle case e s’infila nelle orecchie dei poveretti che rimangano appesi al cuscino.

La movida nacque a Madrid come reazione sana al franchismo agonizzante, era bisogno di libertà, divenne il simbolo della Spagna democratica. La movida torinese nasce con la trasformazione della città, la pedonalizzazione, il quadrilatero, le nuove abitudini dei torinesi. Se ricordiamo Torino che fu, la rivediamo come una città che si animava (si fa per dire) al cambio turno della Fiat o quando sfilava un corteo di protesta. Di notte si dormiva, al massimo ti svegliava un ubriaco o un diversamente sano di mente. Poi passava il camion della nettezza urbana e quindi la sveglia ti faceva ricominciava il giro. Nessun rimpianto per quella città, salvo il tasso di occupazione sicuramente più alto e forse il vero problema è qui. Se i giovani lavorassero, sarebbe inevitabile per loro una vita meno notturna. Non solo, forse Torino avrebbe bisogno di incrementare ulteriormente le zone chiuse al traffico dei non residenti la sera; forse avrebbe bisogno di creare altre zone “movidizzate”, penso alle sponde del Po o ai parchi cittadini, dove non ci abita nessuno. Ricordo la recente esperienza della festa nazionale del PD ai giardini reali e la proposta di Roberto Tricarico di trasformare quei giardini in una rambla, e siamo sempre in Spagna.  Sicuramente ci sarebbe bisogno di un patto di convivenza tra i gestori dei locali e comitati dei cittadini mediati dall’amministrazioni e dalle associazioni di categoria. Quello che proprio non vorrei è una città a compartimenti: i quartieri dormitori, i quartieri del lavoro, i quartieri del divertimento.

Nel caso dovessi affrontare da consigliere di circoscrizione la questione questa sarà la mia posizione sull’argomento.