Il disumano

Siamo a Torino nel quartiere multitutto: un po’ figo, un po’ movida e spensieratezza, un po’ trendy, un po’ impegnato socialmente, con tante associazioni, con tante religioni e tanta umanità proveniente da tutto il mondo. E in questo mare di umanità non manca la disumanità, le solite povertà e i personaggi che sulla disumanità fanno affari arrotolandosi il pelo sullo stomaco. C’è una casa a San Salvario, una casa bella grande con tre scale e una sessantina di luoghi definiti con generosità appartamenti. Dentro l’umanità varia, un po’ è nostrana e tanta è di tutto il mondo. Difficile contarla quest’umanità che è sotto scacco di un disumano padrone di tutta la casa e della sua condizione di vita. La casa cade a pezzi, infiltrazioni d’acqua, topi e scarafaggi in quantità, il gas è in bombole, niente a norma di legge.  Tutto è lasciato andare.  A volte un piccolo incendio in un “appartamento” vuoto, qualche intossicato, un articolo di giornale e poi nulla. E’ luogo di spaccio e di ritrovo di chi si va a fare, tanto è sempre aperto e l’entrata è libera. In quel luogo abitato anche da molti bambini. E’ una storia già vista solo pochissimi anni fa, a pochi isolati di distanza. Sempre la stessa umanità, sempre lo stesso disumano. E il disumano se ne fotte. Noi no però, noi non possiamo fottercene. I disumani non li dobbiamo più tollerare.

Come in un romanzo di Dickens, mandiamogli i fantasmi del passato del presente e del futuro. Anzi no, mandiamogli i Vigili del Fuoco, i Vigili Urbani, la Polizia di Stato, e, soprattutto la Guardia di Finanza.

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Comunità fa rima con Umanità

Foto di Augusto Montaruli

Questo pomeriggio Piero Fassino sarà nel mio quartiere, all’aiuola Donatello, dove c’è la Casa del Quartiere e dove abitava Natalia Ginzburg – lo avevo scoperto leggendo Lessico familiare.

Io non potrò esserci perché il sabato accompagno mia moglie a Monticello d’Alba a trovare la mamma.  Oggi andrò da solo perché Laura ha febbre e mal di gola e la “nonna” ha bisogno perché aspetta la nutella.

La mamma di Laura vive, per sua libera scelta, ormai da oltre due anni in un pensionato.  Ci vive bene.

Nei piccoli paesi del Roero, tra Alba Canale e Bra, quasi tutti i paesi hanno un pensionato, sono inseriti nell’ambiente urbano: da una parte le colline con i boschi e le vigne e dall’altra una strada. Gli anziani sono parte della comunità, chi può esce e va al bar o dalla parrucchiera o a prendere un gelato; i bambini della scuola, le associazioni di volontariato, le corali spesso si recano in visita organizzando momenti di festa e di coinvolgimento.

A me piace sedermi fuori con gli ospiti della casa di riposo a chiacchierare e, soprattutto, ascoltare.  Pina mi racconta della sua vita e passa dal pianto al riso, poi comincia a cantare; Gino mi racconta della vigna che deve potare lui perché il figlio non è poi tanto capace; altri ti chiedono di Torino e tu racconti che adesso c’è la metropolitana; Teo cura l’orto e parliamo della luna che deve essere quella giusta per seminare. Gli anziani hanno un bisogno vitale di essere ancora ascoltati, di poter raccontare e di essere considerati parte di una comunità.

Tutto questo per dirvi che nelle città gli anziani spesso sono lasciati soli, soli con una social card umiliante, soli in un condominio e soli in una casa di riposo che è avulsa dalla comunità. Credo che dovremmo nelle città replicare il modello paese.

Il quartiere deve tornare a essere comunità. Per tutti. Comunità fa rima con umanità.