Il Valdese, un “brand” che fa gola

_DSC7304Sembra proprio che l’unica speranza per l’ospedale Valdese siano le carte bollate e qualche avvocato.  Il trasloco è in fase avanzatissima. Ci abbiamo provato, ci stiamo ancora provando, ma con la testa altrove.  Per spirito di servizio, perché dobbiamo.
Hanno provato a resistere e a lottare la Circoscrizione, il circolo PD, i comitati, i pazienti, i medici e il personale tutto della struttura, la comunità valdese, i commercianti di zona.
Ci ha provato e ci sta ancora provando qualche consigliere regionale e comunale, i nomi sulle dita di una mano.
E basta. E’ Poco. Si è persa, si sta perdendo un’occasione: fare della battaglia per il Valdese un simbolo a difesa della sanità pubblica. E tutti sappiamo quanto sia urgente farla quella battaglia.
Per questo però serviva la politica e i partiti (interi) e non qualche consigliere o un circolo.
Ha vinto, sta vincendo Cota, quello che diceva che “il Valdese aveva senso al tempo delle persecuzioni”.
Ha vinto Monferino, quello che si è dimesso, ma che un sospetto che mi frulla per la testa mi dice che lo rivedremo da queste parti.
Perché “Il Valdese” è un brand che fa gola. La storia vera credo sia tutta qui.

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Andreotti e Monferino

L’assessore alla sanità della giunta Cota, Monferino si rifiuta di osservare la legge 17 del 27 dicembre 2012 che prevede, all’articolo 3, tra gli altri obblighi:

b) i dati di reddito e di patrimonio, con particolare riferimento ai redditi annualmente dichiarati;

c) i beni immobili e mobili registrati posseduti;

d) le partecipazioni in società quotate e non quotate, anche a carattere cooperativo;

e) la consistenza degli investimenti in titoli obbligazionari, titoli di Stato, o in altre utilità finanziarie detenute anche tramite fondi d’investimento, SICAV o intestazioni fiduciarie;

j) le cariche ricoperte a qualunque titolo nonché gli eventuali incarichi assunti per conto di enti pubblici, anche economici;

foto-10Mentre le donne per il Valdese ci hanno messo le tette, il caro assessore oltre a rifiutarsi di convocare, come prevede la legge, la commissione valdese non si degna di rendere trasparente il suo reddito. Per ora si limita a pagare una multa di 20 euro al giorno, meno di un ticket delle analisi delle urine, ma se si ostinasse, testuale, “La persistente inadempienza comporta la decadenza dalla nomina.” E con lui sarebbe opportuno decadesse anche il suo presidente.
Una cosa è certa, quest’ostinazione ci lascia qualche dubbio: pura questione di principio, interpretazione aristocratica del ruolo o conflitto d’interesse?
Non vorremmo dar ragione ad Andreotti quando diceva che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca.