Primarie, i miei criteri di scelta

A scanso di equivoci, a me le primarie piacciono. A scanso di equivoci, a me piace anche che il partito abbia il diritto di scegliere una parte di candidati. A scanso di equivoci mi piace anche l’idea di “contaminare” le liste con esponenti della società civile, che sarebbe meglio dire “società non strettamente legata al partito”. Civili dovremmo essere tutti.

Modestamente e umilmente penso di essere società e civile quanto Zagrebelsky, per fare un esempio. Poi, per carità, lui è molto più autorevole di me. Ma questo è il merito, non la civiltà.

In futuro, magari grazie a una nuova legge elettorale che preveda piccoli collegi elettorali, si potrebbero istituzionalizzare primarie, quindi fare di meglio e con il tempo che ci vuole.

Si possa fare di meglio perché le firme non garantiscono competenze, quelle che servono in parlamento, e neanche rappresentanza territoriale, cioè il legame tra istituzione e cittadini attraverso i circoli.

Rappresentanza territoriale che per me non vuol dire l’aiuola o il tombino sotto casa, ma, in sintesi, la verifica costante e puntuale della delega che l’elettore consegna temporaneamente a chi avrà l’onore di rappresentarci.

E chi ci rappresenterà, dovrà essere raggiungibile, incontrabile, frequentabile, giudicabile.

Il mio voto andrà a chi sarà in grado di soddisfare questi requisiti, oltre ovviamente all’indispensabile condivisione d’idee.

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