Lavoro, dignità e un sofferto outing

Il 6 febbraio scorso il circolo PD8 di Torino (San Salvario-Borgo Po-Cavoretto) ha inaugurato una serie di inziative interessati (programma), la prima riguardava il lavoro e la dignità del lavoro (articolo di Francesco Mele, segretario PD, sulla serata). Ad aprire la serata, e per dare i corretti spunti di discussione, sono state chiamate tre persone rappresentative della situazione del lavoro: un “esodato”, uno studente lavoratore in un call center e una precaria. L’esodato ero io. Non è stato facile, emotivamente non è stato facile. Raccontarsi in prima persona è uno sforzo emotivo non indifferente, spero che il mio sforzo possa servire a riportare il tema lavoro nei giusti binari e sia di supporto a quei tanti che sono nella mia condizione.

Ecco il testo del mio intervento.

Buonasera, mi presento: sono Augusto Montaruli, esempio vivente di esodato. Volontariamente (tra virgolette) sodato. Al contrario di quanto possa pensare il presidente Monti, sul lavoro non mi sono mai annoiato, anzi nel mio percorso lavorativo ci sono stati momenti divertenti, stimolanti, preoccupanti… : ho cambiato più volte azienda, ho vissuto diverse crisi aziendali, quando mi è stato chiesto ho fatto il rappresentate sindacale, ho cambiato spesso ruolo e posizione. Mi sono anche permesso il lusso, con persone a riporto e in una posizione delicata, di arrivare in azienda con L’Unità in tasca (a dire il vero qualche burlone me la buttava nel cestino, però molti me la chiedevano per leggerla in pausa pranzo). Mi sono stati concessi più volte aumenti salariali, avevo il telefono, il pc portatile, l’auto aziendale e l’assicurazione medica. Da ragazzo il precario, allora si usava, l’ho fatto alle poste e al pubblico registro automobilistico. S’imparava, si “assaggiava” il mondo del lavoro, si guadagnava qualcosa per la famiglia e per una vacanza e diventavi un contribuente INPS.

Adesso sono in mobilità, che mi scade a ottobre prossimo. Sono in mobilità perché, come tanti, veramente tanti, ho accettato di aderire al piando di fuoriuscita della mia ex azienda. Capita, da troppi anni a questa parte, che se superi un certo stipendio e soprattutto una certa età sei candidabile per uscire. A prescindere dal tuo curriculum, dalle tue capacità, dal tuo potenziale. Se non ti candidi, sei uno “punzecchiabile”, al terzo mese del trimestre vengono a bussare, con cautela sulle prime e poi comincia la trafila dal responsabile risorse umane (?). Resisti e diventi un caso, allora possono arrivare le provocazioni che cominciano con un ridimensionamento del tuo ruolo in azienda. E allora si che ti annoi, vai in affanno e rischi la depressione. Ti tolgono l’auto, poi il telefono, poi il lavoro. Io quest’ultima fase non ho voluto passarla, perché non avrebbe riguardato solo me, ma avrebbe coinvolto colleghi e soprattutto la mia famiglia. Ho condiviso la scelta in famiglia e ho firmato. Firmato. Una firma pesante vi assicuro. Molti ci rimettono in salute. Prima vi dicevo che il “punzecchiamento” arriva agli inizi del terzo mese del trimestre, e sì perché ogni trimestre le aziende presentano agli analisti la situazione finanziaria ed economica e uno dei parametri con il quale premia il mercato borsistico è il ridimensionamento del personale. Insomma quanti ne hanno licenziati. L’esodo pertanto premia l’azione, la buona uscita che hanno elargito a me ai miei colleghi l’hanno recuperato pagando meno tasse e con il rialzo dell’azione. A prescindere dal sistema malato che premia chi licenzia e non chi assume, io vorrei sapere se nei prossimi anni io e molte migliaia come me devono vivere di assistenza sociale o qualcuno pensa di esaminare i nostri curriculum. Siamo ancora una risorsa per il paese, forse non per questo paese, magari per un paese diverso e vorrei il mio partito cominciasse a immaginarlo e a proporlo.

Concludo con due appelli: dalle nostre parti, almeno dalle nostri parti smettiamola di dividere il mondo in garantiti e non garantiti.  I garantiti, dicono, sarebbero quelli in cassa integrazione, in mobilità, sono quelli attaccati strumentalmente dai Brunetta e dai Sacconi, sono quelli che mantengono i figli e badano ai nonni? Io credevo che dalle nostre parti, almeno dalle nostre parti per garantiti intendessimo gli evasori, i figli di papà e i nipoti di zio, quelli che sono al primo gradino dello stato sociale e i briatore di turno. Vi prego anche di riflettere non solo sulle norme, ma sugli effetti che le norme avranno, vedi l’abolizione dell’articolo 18, sul ruolo che avrà il sindacato, se avrà ancora senso la sua esistenza, e sul clima che si respirerà nelle aziende, sui rapporti tra le persone, sulla concorrenza tra colleghi. Sulla solidarietà tra lavoratori che è stata la nostra forza. E il merito credetemi non c’entra proprio niente con le norme stanno proponendo.

L’altro appello è sulle cause e sugli effetti. Ultimamente noto che si è tutti concentrati sugli effetti: si scava tra le macerie, ma non si costruiscono case antisismiche. Si regolamenta il lavoro, ma non si pensa ai lavori. Ai lavori che questo paese dovrà fare, a quale sarà la missione produttiva del paese Italia. E quando lo faremo, perché qualcuno ci costringerà a farlo, scopriremo che le regole del lavoro non andranno bene. E quelli bravi se ne saranno già andati. E noi saremo una piccola Cina, se ci andrà bene.

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Gli studenti pakistani, aggiornamento sulla loro situazione

Nel post precedente questo vi ho raccontato dei cinque studenti pakistani ai quali è stata revocata la borsa di studio che consentiva loro di proseguire gli studi. Con questo post rinnovo l’appello alla politica e alla solidarietà, riportando testualmente la mail che mi aggiorna sulla situazione. Oltre alla solidarietà vorrei proprio che questi ragazzi diventassero il simbolo della città aperta ai giovani che vorremmo.

Ecco la mail che ho ricevuto e condivido:

Nei giorni scorsi vi ho brevemente parlato della situazione di alcuni studenti pakistani, in seria difficoltà per non aver ricevuto la borsa di studio (vi allego una sintesi delle loro mail x capire quanto dure siano le loro esperienze, ho raccolto i passaggi relativi alle loro storie personali).

Si tratta di Muhammad Ziad, 14.05.1985 – Farhan Nasir, 16.03.1987 – Shakir Khattak, 23.06.1987 – Nasir Khan, 10.01, 1985 –  Arif Khan Afridi, 30.06.1983

I primi tre sono studenti iscritti al primo anno delle facoltà di ingeneria petrolifera e di geologia. Questi tre sono i ragazzi che rischiano più di tutti, dovendo lasciare tra qualche giorno la camera che affittano e non avendo i soldi per trovare altre sistemazioni. Uno di loro, confidando nella borsa di studio, ha lasciato il lavoro in Pakistan per iscriversi al Politecnico. Gli altri si sono indebitati con famiglia ed amici per poter pagare il volo per l’Italia. Nelle mail che mi hanno scritto mi dicono che, pur volendo, non potrebbero tornare a casa perchè non hanno i soldi per pagare il viaggio di ritorno. Stiamo contattando parrocchie e associazioni umanitarie, speriamo di potergli dare un posto dove stare almeno fino alla fine dell’anno accademico. Gli altri due sono più fortunati. Iscritti entrambi al secondo anno, hanno stretto la cinghia l’anno scorso sperando in questa borsa. Arrivati in ritardo per poter partecipare al bando 2010/2011, hanno lavorato 10 ore al giorno (distribuzione di volantini pubblicitari) per trovare i soldi per mantenersi. Nonostante questo sono anche riusciti ad ottenere i crediti per il bando di quest’anno. Arif Khan Afridi in particolare, che ha da quest’anno un posto letto nella residenza Borsellino, ha ottenuto 50 crediti contro i 30 richiesti. Risultato sorprendente anche perchè si deve tener conto che lo scorso anno, prima di trovare un lavoro ha vissuto 16 giorni nella stazione di porta nuova. Il problema in questo caso è che senza la borsa non potrà rinnovare il suo permesso di soggiorno (non avendo i 250 euro necessari per farlo). Nasir Khan invece potrà trovare posto in una residenza Edisu di Vercelli. Nasir però non avrebbe nemmeno un euro per pagare l’abbonamento mensile per arrivare a Torino. Vi chiedo se tra i vostri contatti ci sia un dirigente di Trenitalia disposto ad incontrarci per cercare una soluzione.

Qui trovate la lettera di Arif Khan Afridi
 

Qui trovate la lettera di due consiglieri EDISU (Vincenzo Laterza e Giuliano Ramazotti)