Il disumano

Siamo a Torino nel quartiere multitutto: un po’ figo, un po’ movida e spensieratezza, un po’ trendy, un po’ impegnato socialmente, con tante associazioni, con tante religioni e tanta umanità proveniente da tutto il mondo. E in questo mare di umanità non manca la disumanità, le solite povertà e i personaggi che sulla disumanità fanno affari arrotolandosi il pelo sullo stomaco. C’è una casa a San Salvario, una casa bella grande con tre scale e una sessantina di luoghi definiti con generosità appartamenti. Dentro l’umanità varia, un po’ è nostrana e tanta è di tutto il mondo. Difficile contarla quest’umanità che è sotto scacco di un disumano padrone di tutta la casa e della sua condizione di vita. La casa cade a pezzi, infiltrazioni d’acqua, topi e scarafaggi in quantità, il gas è in bombole, niente a norma di legge.  Tutto è lasciato andare.  A volte un piccolo incendio in un “appartamento” vuoto, qualche intossicato, un articolo di giornale e poi nulla. E’ luogo di spaccio e di ritrovo di chi si va a fare, tanto è sempre aperto e l’entrata è libera. In quel luogo abitato anche da molti bambini. E’ una storia già vista solo pochissimi anni fa, a pochi isolati di distanza. Sempre la stessa umanità, sempre lo stesso disumano. E il disumano se ne fotte. Noi no però, noi non possiamo fottercene. I disumani non li dobbiamo più tollerare.

Come in un romanzo di Dickens, mandiamogli i fantasmi del passato del presente e del futuro. Anzi no, mandiamogli i Vigili del Fuoco, i Vigili Urbani, la Polizia di Stato, e, soprattutto la Guardia di Finanza.

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Un popolo silenzioso e la raccolta differenziata

ImmagineSi aggirano per il quartiere con carrello della spesa e un bastone, donne uomini e ragazzini con passo svelto si fermano a ogni bidone dell’indifferenziata e rovistano tra i rifiuti aiutandosi con il bastone e prelevano materiale recuperabile. Probabilmente cercano ferro, rame e latte.  Sono tanti e li incontri a ogni ora del giorno, forse è il popolo dei campi ai margini della città e della società che si dice civile. Si dice civile. Sarebbe civile. Perché civile non lo è tutta la società. Parte di quella società chiede senza dare, a se stessi e agli altri.

Da un po’ di tempo a questa parte i contenitori di spazzatura strabordano, puoi trovarci di tutto. Quel popolo veloce, silenzioso e molto efficiente limita il disastro e attenua lo sgradevole impatto della nostra inciviltà. Ormai la soglia di civismo è stata raggiunta e serve altro per “convincere” i nostri vicini di casa  a diventare bravi cittadini.  I cittadini residenti e i cittadini commercianti.

Serve il porta a porta, presto. Servono compostiere di condominio. Servono bidoni per la raccolta  differenziata per ogni esercizio commerciale. I condomìni potrebbero raccogliere e vendere carta e vetro (molto richiesti) e il ricavato decidere se investirlo in pannelli fotovoltaici, per esempio, o darlo a chi ne ha bisogno. Servono idee e persone che le sappiano concretare. Così non si può continuare. Quel popolo veloce, silenzioso e efficiente non sarà, spero per loro, qui in eterno.

Un dehor decisamente compatibile

L’arredo urbano, come il vaso di fiori o il soprammobile di casa, deve rappresentare il territorio in cui è inserito.  Deve essere parte di un progetto, deve accompagnare il cittadino e l’ospite che attraversa le vie del quartiere nel suo percorso.

E’ un pugno allo stomaco un dehor lungo come la portaerei Garibaldi, senza decoro estetico con le sedie ammonticchiate in un angolo in attesa di sederi notturni.  I dehor devono essere arredo urbano e come tali progettati e installati.  Devono avere dimensioni compatibili con le dimensioni delle vie, devono integrarsi esteticamente con l’edificio che li ospita, devono essere gradevoli alla vista e arredare il luogo in cui sono installati. Come il soprammobile di casa, escluso quello della vecchia zia che si tira fuori quando viene a trovarci.

Questa mattina ho visto un esempio di dehor che a tutti gli effetti è arredo urbano, l’ho visto e fotografato in via Silvio Pellico mentre volantinavo per informare su un’iniziativa del PD a sostegno dell’ospedale Valdese (domenica 25 in piazza Madama alle 10:30).San Salvario è un quartiere con molti amanti delle due ruote, qui potete trovare diverse officine di riparazione biciclette ed ecco la genialità: il dehor costruito con vecchie biciclette. La bici da corsa, la graziella, la bici da donna e la bici da bambino tra vasi di fiori circondano gli ospiti del locale. Si chiama Tea Pot il locale, andate ad ammirare. Io lo trovo bellissimo.

Le buone pratiche vanno diffuse

E’ nato Ottoinforma on line, il giornale della Circoscrizione Otto. E’ nato il 29 febbraio, ultimo giorno di un anno bisestile, così risparmieremo anche sul compleanno.

Nasce perché i costi del giornale cartaceo sarebbero stati insostenibili, 3.000 euro a numero per quattro numeri sono per il bilancio attuale della Circoscrizione impensabili.

Nasce grazie al progetto ideato e curato da Giovanni D’Amelio, giornalista di professione e capogruppo dell’IDV alla Otto.

Nasce grazie al lavoro gratuito dei consiglieri e della redazione, composta da due membri di maggioranza e uno di opposizione. Lavoro che facciamo senza alcun compenso, volontariato puro.

E’ un giornale che vuole informare sui lavori della circoscrizione, ma vuole anche essere una finestra aperta sul territorio a disposizione dei cittadini e delle realtà associative presenti nel territorio.

E adesso l’appello, le buone pratiche in questo paese sono poco “pubblicizzate”: dateci una mano e diffondete.

Ottoinforma – link al sito: http://www.comune.torino.it/circ8/ottoinforma/

Direttore Responsabile: Maria Continisio

Cordinamento redazionale: Gianni D’Amelio

Redazione: Marco Bani e Augusto Montaruli