Non legare le biciclette

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“Si prega di non legare le biciclette”, recita il cartello sui muri di una casa tra via Ormea e corso Massimo D’Azeglio. Biciclette che nel quartiere San Salvario trovi legate ovunque a dimostrare l’uso ormai quotidiano e diffuso del mezzo di locomozione a pedali. E’ un dato di fatto, occorre tenerne conto. Per un sana distribuzione delle vie di comunicazione tra pedoni, automobilisti e ciclisti. Anche per evitare guerre tra cowboy e contadini, un classico dei grandi film western.

Buon Bike Pride.

 

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Un dehor decisamente compatibile

L’arredo urbano, come il vaso di fiori o il soprammobile di casa, deve rappresentare il territorio in cui è inserito.  Deve essere parte di un progetto, deve accompagnare il cittadino e l’ospite che attraversa le vie del quartiere nel suo percorso.

E’ un pugno allo stomaco un dehor lungo come la portaerei Garibaldi, senza decoro estetico con le sedie ammonticchiate in un angolo in attesa di sederi notturni.  I dehor devono essere arredo urbano e come tali progettati e installati.  Devono avere dimensioni compatibili con le dimensioni delle vie, devono integrarsi esteticamente con l’edificio che li ospita, devono essere gradevoli alla vista e arredare il luogo in cui sono installati. Come il soprammobile di casa, escluso quello della vecchia zia che si tira fuori quando viene a trovarci.

Questa mattina ho visto un esempio di dehor che a tutti gli effetti è arredo urbano, l’ho visto e fotografato in via Silvio Pellico mentre volantinavo per informare su un’iniziativa del PD a sostegno dell’ospedale Valdese (domenica 25 in piazza Madama alle 10:30).San Salvario è un quartiere con molti amanti delle due ruote, qui potete trovare diverse officine di riparazione biciclette ed ecco la genialità: il dehor costruito con vecchie biciclette. La bici da corsa, la graziella, la bici da donna e la bici da bambino tra vasi di fiori circondano gli ospiti del locale. Si chiama Tea Pot il locale, andate ad ammirare. Io lo trovo bellissimo.