Ah, les italiens

Personalmente dei sondaggi on line ho sempre diffidato, valgono ciò che valgono, cioè niente. Infatti ricevo questa mail. Giudicate voi.

———- Messaggio inoltrato ———-
Da: salviamo corso marconi <salviamocorsomarconi@gmail.com>
Date: 21 maggio 2013 15:23
Oggetto: ComitatoCorsoMarconi n. 6 – Rettifica Sondaggio Istantaneo
A: salviamo corso marconi <salviamocorsomarconi@gmail.com>

Se volesse partecipare al sondaggio …

Grazie ad una segnalazione, abbiamo scoperto che si può  rivotare con lo stesso computer, se si chiude e riapre la finestra Explorer (o altra applicazione browser).

Comitato “Salviamo Corso Marconi”

Non legare le biciclette

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“Si prega di non legare le biciclette”, recita il cartello sui muri di una casa tra via Ormea e corso Massimo D’Azeglio. Biciclette che nel quartiere San Salvario trovi legate ovunque a dimostrare l’uso ormai quotidiano e diffuso del mezzo di locomozione a pedali. E’ un dato di fatto, occorre tenerne conto. Per un sana distribuzione delle vie di comunicazione tra pedoni, automobilisti e ciclisti. Anche per evitare guerre tra cowboy e contadini, un classico dei grandi film western.

Buon Bike Pride.

 

Pessimismo scoraggiante

E’ nato il comitato che dice NO al parcheggio pertinenziale di corso Marconi. Un comitato molto trasversale: cittadini, associazioni, militanti di partiti e di non partiti uniti da un NO. Tutti hanno diritto alla loro TAV (o TAC che sia).
Cittadini, associazioni, partiti e non partiti che difficilmente si unirebbero per un SI, nel senso di proposta di una diversa idea di mobilità sul territorio. Ciò che realmente ci serve. Perché non troverebbero mai un accordo, perché hanno idee opposte. Ferocemente opposte.
Questa è la rappresentazione reale del paese, ma anche, allunghiamoci, della regione, della provincia, della città e del quartiere. E aggiungiamo il condominio.
Questo è ciò che mi preoccupa e mi sta facendo scivolare in un triste e scoraggiante pessimismo.

PS: in attesa della ruota panoramica che scombinerà le carte (nel comitato e non solo).

Un’occasione mancata

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Consiglio aperto alla circoscrizione 8

Succede che un centinaio di cittadini siano uniti contro qualcosa, un centinaio di cittadini con idee diverse sul futuro, sulla città, sugli alberi, sul vivere insieme. Succede che qualcuno che predica il cambiamento utilizzi vecchi rituali, raccolga firme contro e non proponga un’alternativa. Quella è più difficile da firmare, molto più complicata da spiegare. Succede che chi dovrebbe e vorrebbe non si spiega bene e non si faccia capire.
La democrazia condivisa e partecipata è un bel casino da gestire.
Succede che si è persa un’occasione. Dovremmo recuperarla. Dobbiamo lavorarci. Tutti.

Mi riferisco a questa cosa qui.

A Lecce lo fanno così, il parcheggio.

Compri la scheda elettronica prepagata europark, sali in auto, arrivi a destinazione, parcheggi, imposti la tariffa corrispondente alla zona in cui hai parcheggiato, attivi la scheda. La scheda comincia a lampeggiare, il vigile vede che lampeggia e non emette multa. Torni all’auto, disattivi la scheda. Paghi il tempo che hai realmente usufruito del parcheggio.

Semplice. Programmabile. Riutilizzabile. Meno carta.

Facciamolo anche a Torino.  E’ più “smart” e paghi il giusto.

PS: segnalato da miei amici di ritorno dal Salento.

A piedi in periferia

L’assessore alla viabilità, Lubatti, dichiara a Repubblica che chiederà alle circoscrizioni di suggerire quali vie rendere pedonali. Dichiara l’assessore che quattro torinesi su cinque apprezzano il centro storico pedonalizzato e adesso bisogna estendere la pedonalizzazione anche alle periferie. E’ giusto il concetto, da approfondire l’idea e il coinvolgimento delle circoscrizioni. Personalmente vedo la via pedonale della mia circoscrizione, prossima al centro, come un percorso che si congiunge alle vie pedonali del centro storico e che si snodi nei luoghi che hanno un significato culturale. Per culturale intendo i musei, i luoghi storici, le botteghe storiche, la realtà multietnica e multireligiosa.  Non deve essere solamente la via dello shopping. L’individuazione del percorso pedonale deve essere anche accompagnato da una diversa soluzione di viabilità e dall’individuazione di aree di parcheggio sufficienti a sostenere la pedonalizzazione. Ne parleremo sicuramente a settembre, intanto se qualcuno avesse idee da sottoporre siamo a disposizione. Qui e sul sito della circoscrizione 8.

 

Il sonno e la movida

Foto di Augusto Montaruli

Puntuale, con l’arrivo della bella stagione, rispunta la questione movida. Facendo una sintesi brutale, la movida è la contrapposizione tra chi vuole dormire e chi sta nei dehor, o per strada, a bere una birra e chiacchierare.  Il chiacchierare di tanti, con voci acute basse e tenorili, sale nelle case e s’infila nelle orecchie dei poveretti che rimangano appesi al cuscino.

La movida nacque a Madrid come reazione sana al franchismo agonizzante, era bisogno di libertà, divenne il simbolo della Spagna democratica. La movida torinese nasce con la trasformazione della città, la pedonalizzazione, il quadrilatero, le nuove abitudini dei torinesi. Se ricordiamo Torino che fu, la rivediamo come una città che si animava (si fa per dire) al cambio turno della Fiat o quando sfilava un corteo di protesta. Di notte si dormiva, al massimo ti svegliava un ubriaco o un diversamente sano di mente. Poi passava il camion della nettezza urbana e quindi la sveglia ti faceva ricominciava il giro. Nessun rimpianto per quella città, salvo il tasso di occupazione sicuramente più alto e forse il vero problema è qui. Se i giovani lavorassero, sarebbe inevitabile per loro una vita meno notturna. Non solo, forse Torino avrebbe bisogno di incrementare ulteriormente le zone chiuse al traffico dei non residenti la sera; forse avrebbe bisogno di creare altre zone “movidizzate”, penso alle sponde del Po o ai parchi cittadini, dove non ci abita nessuno. Ricordo la recente esperienza della festa nazionale del PD ai giardini reali e la proposta di Roberto Tricarico di trasformare quei giardini in una rambla, e siamo sempre in Spagna.  Sicuramente ci sarebbe bisogno di un patto di convivenza tra i gestori dei locali e comitati dei cittadini mediati dall’amministrazioni e dalle associazioni di categoria. Quello che proprio non vorrei è una città a compartimenti: i quartieri dormitori, i quartieri del lavoro, i quartieri del divertimento.

Nel caso dovessi affrontare da consigliere di circoscrizione la questione questa sarà la mia posizione sull’argomento.