Un’idea sostenibile

E’ nata San Salvario Sostenibile: segnalare un’attività commerciale nel quartiere che adotta la pratiche legate alla sostenibilità. Sostenibilità intesa come azioni che vogliono migliorare la vita nel territorio: utilizzo di materiali biodegradabili, raccolta differenziata, wifi gratuito, creazione posti di lavoro per residenti e altro che potete trovare nel sito.

Ci si può associare, ricevendo una tessera che da diritto a sconti, ma soprattutto si possono, e si devono, segnalare quei locali che adottano pratiche sostenibile.

Un’iniziativa che tende a evidenziare e promuovere, un’iniziativa a costo zero per le istituzioni. Spero vivamente che San Salvario Sostenibile venga “copiata”  anche in altri quartieri della città. Bravi, complimenti davvero, anche per il logo, è il momento di coglierlo il vento.

Clicca qui per andare sul sito.

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L’insalata tra gli aceri

Chi l’ha detto che le aree verdi e i parchi devono essere dedicate solo a piante ornamentali? Alberi, prati e aiuole e perché non orti? Appezzamenti di verde, potrebbero essere coltivati a orto e piantati alberi da frutto. Gli appezzamenti potrebbero essere affidati ai centri d’incontro attivi nei quartieri o seguiti dai Senior Civici del comune di Torino. L’impegno dovrebbe essere regolato da aspetti estetici, da un utilizzo solidale del raccolto e dalla formazione “agricola” rivolta alle scuole limitrofe e ai cittadini che volesse imparare.

Sono convinto che tra i frequentatori dei centri d’incontro e tra potenziali Senior Civici qualche ex contadino ci sia di sicuro. Facciamo in modo che possa condividere il suo pollice verde. Condividi le tue competenze con naturalezza, diceva uno slogan che mi è caro.

Così, diffondendo cultura e coltura, s’inizia a costruire un quartiere davvero ecosostenibile.

Comunità fa rima con Umanità

Foto di Augusto Montaruli

Questo pomeriggio Piero Fassino sarà nel mio quartiere, all’aiuola Donatello, dove c’è la Casa del Quartiere e dove abitava Natalia Ginzburg – lo avevo scoperto leggendo Lessico familiare.

Io non potrò esserci perché il sabato accompagno mia moglie a Monticello d’Alba a trovare la mamma.  Oggi andrò da solo perché Laura ha febbre e mal di gola e la “nonna” ha bisogno perché aspetta la nutella.

La mamma di Laura vive, per sua libera scelta, ormai da oltre due anni in un pensionato.  Ci vive bene.

Nei piccoli paesi del Roero, tra Alba Canale e Bra, quasi tutti i paesi hanno un pensionato, sono inseriti nell’ambiente urbano: da una parte le colline con i boschi e le vigne e dall’altra una strada. Gli anziani sono parte della comunità, chi può esce e va al bar o dalla parrucchiera o a prendere un gelato; i bambini della scuola, le associazioni di volontariato, le corali spesso si recano in visita organizzando momenti di festa e di coinvolgimento.

A me piace sedermi fuori con gli ospiti della casa di riposo a chiacchierare e, soprattutto, ascoltare.  Pina mi racconta della sua vita e passa dal pianto al riso, poi comincia a cantare; Gino mi racconta della vigna che deve potare lui perché il figlio non è poi tanto capace; altri ti chiedono di Torino e tu racconti che adesso c’è la metropolitana; Teo cura l’orto e parliamo della luna che deve essere quella giusta per seminare. Gli anziani hanno un bisogno vitale di essere ancora ascoltati, di poter raccontare e di essere considerati parte di una comunità.

Tutto questo per dirvi che nelle città gli anziani spesso sono lasciati soli, soli con una social card umiliante, soli in un condominio e soli in una casa di riposo che è avulsa dalla comunità. Credo che dovremmo nelle città replicare il modello paese.

Il quartiere deve tornare a essere comunità. Per tutti. Comunità fa rima con umanità.

Il mobile di Hugo

Foto di Augusto Montaruli

Lo scorso settembre era a cena a casa mia il mio amico Hugo Trova, Hugo è un cantautore uruguayano impegnato in politica e di origini italiane. I suoi nonni emigrarono dal Piemonte agli inizi del secolo scorso. Hugo mi raccontava che possiede ancora un mobile chesua nonna aveva portato in Uruguay, quel mobile, mi diceva Hugo, è la storia e il ricordo della mia famiglia. Questo episodio mi è venuto in mente in questi giorni di migrazioni tragiche, ho pensato a chi non ha niente da portarsi, ho pensato che la storia di questo pianeta è un succedersi di popoli che si spostano, che mescolano tradizioni, usi, cibi e linguaggi.

Ma ci si sposta per fame, per occupare, perché cacciatida altre etnie o da guerre. Da sempre è così. E così continuerà se la politica non cambia orizzonti.

Noi italiani ci siamo quasi sempre spostati per fame. Negli Stati Uniti all’inizio del secolo scorso eravamo in fondo alla scala sociale, prima di noi c’erano i neri. I “negher” come direbbe Bossi. Noi italiani non siamo “settentrionali” a nessuno. Da un po’ di tempo a questa parte è la volta dei tunisini, degli eritrei, dei somali …

Mi piacerebbe nel mio dal quartiere veder nascere uno spazio dedicato alla memoria che ci facesse ricordare la nostra storia e comprendere quella degli altri. Come il mobile della nonna di Hugo.

Hugo su myspace: http://www.myspace.com/hugotrova/music