Andreotti e Monferino

L’assessore alla sanità della giunta Cota, Monferino si rifiuta di osservare la legge 17 del 27 dicembre 2012 che prevede, all’articolo 3, tra gli altri obblighi:

b) i dati di reddito e di patrimonio, con particolare riferimento ai redditi annualmente dichiarati;

c) i beni immobili e mobili registrati posseduti;

d) le partecipazioni in società quotate e non quotate, anche a carattere cooperativo;

e) la consistenza degli investimenti in titoli obbligazionari, titoli di Stato, o in altre utilità finanziarie detenute anche tramite fondi d’investimento, SICAV o intestazioni fiduciarie;

j) le cariche ricoperte a qualunque titolo nonché gli eventuali incarichi assunti per conto di enti pubblici, anche economici;

foto-10Mentre le donne per il Valdese ci hanno messo le tette, il caro assessore oltre a rifiutarsi di convocare, come prevede la legge, la commissione valdese non si degna di rendere trasparente il suo reddito. Per ora si limita a pagare una multa di 20 euro al giorno, meno di un ticket delle analisi delle urine, ma se si ostinasse, testuale, “La persistente inadempienza comporta la decadenza dalla nomina.” E con lui sarebbe opportuno decadesse anche il suo presidente.
Una cosa è certa, quest’ostinazione ci lascia qualche dubbio: pura questione di principio, interpretazione aristocratica del ruolo o conflitto d’interesse?
Non vorremmo dar ragione ad Andreotti quando diceva che a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca.

Voto PD per un paese normale e …

Un’amica di facebook mi ha chiesto di convincerla a votare PD: “Scrivimi in due righe perché dovrei votare PD”.  O SeL aggiungo io in un eccesso di “coalizionismo”.
Proviamo a immaginare un’astronave che atterra in Italia e rapisce tutti i leader (o presunti tali) dei partiti e delle liste in competizione alle prossime elezioni: Monti, Berlusconi (lui non Alfano), Ingroia, Bersani. Sconcerto, titoloni sui giornali e dissolvimento dei partiti e delle liste che li sostengono, salvo uno. Il PD eleggerebbe un segretario ad interim, convocherebbe un congresso straordinario, farebbe le primarie e continuerebbe ad esistere. Perché è un partito. Democratico.
copertina-v2La metafora surreale e fantascientifica per dire che l’obiettivo più importante, vitale (e aggiungo di sinistra) è diventare un paese normale. Annullare quello spread delle regole e del buon senso che prevede la priorità al bene comune, collettivo contrapposto all’interesse del singolo o dei gruppi di potere. A prescindere da dove si collochino nel panorama politico. Guardate alla Germania, ultimo esempio le elezioni in Bassa Sassonia.
Dopo vent’anni di Berlusconi questo deve essere l’obiettivo prioritario.
Cercare il partito a nostra immagine e somiglianza è pura utopia, votare il partito che più ci assomiglia, che ha regole democratiche, porte aperte e che è radicato nel territorio è buon senso.
Il resto è truffa elettorale, è volontà di rendere ingovernabile il paese. Perché a molti conviene un paese ingovernabile.
Qualcuno potrebbe obiettare sul mancato accordo con la lista di Ingroia, vi pare normale? Vi pare nomale, umano, semplice provare ad accordarsi con Diliberto, Di Pietro, Bonelli, Ingroia, De Magistris eccetera eccetera. Una lista che è un insieme d’individualità che ha l’unico scopo di certificare, se ci riescono, l’esistenza in vita degli stessi. Meglio, molto meglio una sana e tradizionale assemblea di condominio.
E per piacere non mi venite a raccontare i difetti e i limiti del PD, li conosco e li combatto. Da dentro perché mi è democraticamente consentito. Provate altrove. Provate, poi mi dite.

Voto PD perché voglio un paese normale. E democratico. Il più a sinistra possibile. Giusto. 

Programma e approfondimenti qui.

Così, semplicemente. Banalmente.

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E’ fondamentale rispettare i ruoli, non bisogna confonderli altrimenti aumenta la confusione e diventa arduo definire le responsabilità o assegnare meriti e colpe.

Sono auspicabili invece collaborazione e condivisione.

La politica ha il compito di progettare il futuro amministrando il presente con gli strumenti più adeguati.  Progettare e amministrare partendo dai valori, quei valori che orientano il voto. Quei valori che differenziano gli uni dagli altri.

Tra i valori di riferimento, la cultura. Per tutti. La cultura: l’arte, la scuola, la conoscenza, i libri.

I libri: per tutti, a tutti. I libri che aggregano, che avvicinano, che insegnano, che divertono. Che… tante altre cose.

Riassumendo, la politica si deve assumere di scegliere, con il supporto necessario, gli strumenti più idonei a rendere concreti quei valori. Assumendosi la responsabilità delle scelte che saranno anche dettate dalle priorità. Altrimenti sarebbe troppo facile.

Altri possono, anzi devono, proporre strumenti e azioni, con la giusta ostinazione ed energia, ma con la consapevolezza delle priorità.

Così semplicemente. Banalmente. Questo è quanto, umilmente, penso io.